The Americans-recensione pilot

Sentendo parlare di The Americans, uscita il 30 gennaio 2013 sulla rete televisiva a pagamento FX, la prima cosa a cui ho pensato è stata che fosse il classico prodotto per un pubblico amante del “brivido della pistola”, insomma un pubblico di padri relativamente attempati che amano il brivido delle storie inzuppate di calci e pugni o di coloro che adorano il cinema di genere.

Il pilot mi ha dato torto. La serie tv creata da Joe Weisberg, ex ufficiale della CIA prestato alla sceneggiatura, è una storia di spionaggio ambientata a Washington D.C. negli anni ottanta, ai tempi del Presidente Reagan.

Elisabeth e Philip Jennings sono due agenti del Direttorio S del KGB, infiltrati nella società civile americana. Sono sposati, hanno due figli, un lavoro, una bella casa e hanno costruito tutto questo principalmente per rendere credibile la loro copertura.

Elisabeth e Philip sono in missione per rapire Timoshev, ex colonnello del KGB ormai disertore ma pur riuscendoci incontrano diversi problemi e sono costretti a tenerlo nel bagagliaio della loro macchina parcheggiata nel garage di casa. La situazione si fa sempre più complessa. Il Presidente Reagan proclama come grande priorità per la Nazione l’attività contro-spionistica e si dimostra determinato nel voler dare la caccia le spie dell’Unione Sovietica. Il caso vuole che la famiglia trasferitasi di fronte ai Jennings, sia quella dell’agente Stan Beeman, appena assunto dall’FBI per la bravura dimostrata in anni di missioni sotto copertura. Ciò rende ancora più pericolosa la vita dei coniugi-spie che non riescono a fingere così bene la tranquillità necessaria di fronte al racconto del vicino Beeman rispetto al lavoro da lui svolto.

Ad aumentare il clima ansiogeno che accompagna l’episodio c’è il rapporto personale tra i due protagonisti. Rapporto conflittuale, dato anche dalle differenze caratteriali. Se lui risulta un uomo meno ostinato nella vocazione da spia e a tratti disposto a mettere in primo piano quella che ormai è la sua famiglia, lei si dimostra determinatissima e quasi accecata dagli ideali della madrepatria.

E’ funzionale a rendere intrigante l’episodio, l’uso dei flashback nella narrazione che ci trasporta nelle vite passate dei protagonisti delineandone maggiormente le differenze. Keri Russel e Matthew Rhys interpretano più che bene il ruolo di spie dell’Unione Siovetica, come il ruolo di amanti dal rapporto sembrerebbe quasi malato, freddi assassini-picchiatori e ordinari-amorevoli genitori al tempo stesso.

La serie ha tutte le carte in regola per risultare più che godibile, sperando che non diventi in un certo senso verticale, divenendo una narrazione di missioni di spionaggio puntata per puntata ma che mantenga una certa orizzontalità nel racconto, facendoci incuriosire alle vite dei Jennings.

Una sola cosa mi viene da chiedermi: basterebbe così poco a mandare in crisi due spietate spie del KGB? Perché mostrarne un sottile “pentimento” fin dal pilot? Spero che il messaggio non sia quello che l’America prima o poi si finisce tutti per amarla.

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