The Americans – recensione Pilot

Interessante che la nuova serie FX The Americans abbia come protagonisti due agenti sovietici sotto copertura.

Come la prenderà il pubblico americano?. Dover parteggiare per coloro che sono stati la loro nemesi politica e culturale per anni?. Sotto questo aspetto The Americans potrebbe essere molto originale, e l’abilità degli autori starà nel scegliere le vie che questo primo episodio lascia.

I due protagonisti rimarranno fedeli all’Unione Sovietica per tutta la stagione?. O si lasceranno inebriare dall’American Way of Life?.

Lasciando da parte i pronostici sull’andamento narrativo della serie, passiamo al Pilot.

Washington, 1981. Philip e Elizabeth Jennings sono due agenti segreti sovietici che vivono da più di vent’anni sotto copertura negli USA. Le loro vere identità sono segrete, anche ai loro figli.

L’episodio parte subito forte, Philip e Elizabeth dopo un rocambolesco inseguimento catturano Timochev, un disertore passato all’FBI, con l’obbiettivo di riportarlo in Russia, ma un contrattempo costringe i due a tenere Timochev in ostaggio nella loro casa.

Il creatore della serie, Joe Weisberg, ex ufficiale CIA, mostra subito una notevole abilità di scrittura(ha già scritto episodi della serie Falling Skies) dipingendo i tratti fondamentali di questa spy story d’epoca collocata nella cosiddetta Guerra Fredda. Le scene che riguardano gli interni dell’FBI, sono efficacissime in questo senso,con riferimenti a fatti realmente accaduti come le politiche Reaganiane, o la vicenda degli ostaggi in Iran raccontata quest’anno nel film Argo.

Vedendo l’episodio vengono spontanei riferimenti a un’altra serie tv come Homeland, ma coi paragoni mi fermerei qui, visto che parliamo di tempi storici differenti, ma che hanno in comune la paranoia americana del nemico invisibile e irriconoscibile, che può parlare inglese meglio degli americani.

Ad indagare sul presunto rapimento di Timochev, c’è l’abilissimo agente FBI Stan Beeman, che si è appena trasferito e avrà come nuovi vicini proprio Philip ed Elisabeth. Tesissima infatti la scena del loro incontro, anche se non accade di fatto nulla, le premesse per degli scontri esplosivi ci sono tutte.

Ma torniamo a Philip ed Elizabeth, i russi che fingono di essere americani. Marito e moglie per missione, e costretti a rinnegare il loro passato in Russia, tanto da non poter nemmeno più parlare russo con nessuno.

Però Philip ed Elizabeth sono diversi nell’approccio alle loro nuove vite. Lui, ad esempio questi vent’anni in territorio statunitense l’hanno cambiato per davvero, e l’episodio ce lo fa capire tramite piccolezze; il fatto che parli di Basket col figlio, gli stivali da Cowboy, e un desiderio di voler disertare per poter aver finalmente una vita serena e senza pericoli.

Lei, invece non solo non approva la condotta del marito che si sta “americanizzando”, ma trova ignobile il solo pensiero di dover tradire la madre patria, e non accetta che i due figli, Paige e Henry, stiano crescendo come adolescenti americani. E a contrario di suo marito, le convenzioni familiari, come ad esempio portare i Brownies al vicinato, sono solo parte della missione. Efficace a questo riguardo lo scontro tra Philip ed Elisabeth. “Loro potrebbero diventare socialisti” “Questo paese non sforna socialisti”

Il merito della riuscita caratterizzazione dei personaggi va ai due attori protagonisti, che l’episodio ci fa conoscere tramite flashback che delineano fin da subito le contrapposizioni caratteriali dei due. Keri Russell nei panni di Elizabeth è bravissima nel passare con leggerezza da essere una killer del KGB e amorevole mamma di quartiere. Matthew Rhys è invece Philip, più socievole rispetto alla compagna, e uomo pieno di dubbi sulla fedeltà alla Unione Sovietica, o abbracciare la nuova cultura, che a suo dire tanto male non è.

Questi continui scontri ideologici tra i due mettono il dubbio allo spettatore che il loro amore sia reale o solamente un rapporto professionale durato per vent’anni. Il quesito sembra parzialmente sciogliersi alla fine della vicenda Timochev. Philip vuole consegnarlo all’agente Beeman, ma dopo aver scoperto che l’ex KGB aveva stuprato Elisabeth tempo prima, lo uccide. Questo cambio di rotta di Philip può sembrare troppo immediato, ma potrebbe essere l’inizio di un riavvicinamento anche culturale tra i due, e non solo passionale.

L’episodio si chiude con lo scontro indiretto tra l’agente Beeman, un efficace Noah Emmerich, e Philip. L’agente FBI entra nel garage di casa Jennings sperando di trovare Timochev, ovviamente non trova nulla ma tutto si preannuncia molto interessante.

La serie ha potenzialità evidenti, il contesto storico permette un’ ampio raggio d’azione e i personaggi sembrano intriganti. Noi sappiamo come la Storia va a finire, vediamo come la storia di The Americans proseguirà.

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