Robert Zemeckis- Il viaggio

ROBERT ZEMECKIS
“Ma tu chi sei?”, domanda emblematica con cui si conclude l’ultima opera registica di Robert Zemeckis, Flight, pellicola con la quale ritorna al live action, dopo i progetti d’animazione, Polar Express e A Christmas Carol. Il protagonista Denzel Washington, candidato premio Oscar come migliore attore protagonista, interpreta un pilota d’aerei, eroe in volo, fallito in terra, infatti è un bugiardo alcolizzato e cocainomane. Il trailer italiano pubblicato il venticinque giugno 2012 spaccia questo film per l’ennesimo action thriller, in cui un Denzel spavaldo ed eroico, si impadronisce della macchina da presa, facendo sua ogni sequenza, ogni inquadratura, rendendola ricca di pathos ed eccitazione, vedi Pelam 1 2 3 o Il collezionista di ossa, quando, in realtà, l’incidente aereo, anche se di grande impatto adrenalinico, caratterizza solo i primi venti minuti del film; Zemeckis abbandona il suo attore feticcio prediletto Tom Hanks, che ha sfruttato in tutti i modi possibili e immaginabili: dall’ingenuo Forrest Gump, al naufrago Chuck di Cast Away, al poliedrico Papà- Controllore- Vagabondo- Babbo Natale di Polar Express.
È un regista relativamente giovane, il suo primo cortometraggio, The Lift, risale al 1971, opera per quasi quarant’anni nella ricerca, nella sperimentazione, ed è ossessionato dal viaggio, nel tempo e nello spazio.
Nella trilogia di Back to the Future, una delle saghe più celebri della storia del cinema e prodotta da Steven Spielberg, come si evince dal titolo, l’elemento peculiare è il viaggio: attraverso un’automobile, anzi l’automobile, DeLorean è possibile essere trasportati nella Hill Valley del sogno americano della middle-class del 1955, in quella fanta-improbabile del 2015 o in quella western del 1885. Il teenager americano Marty McFly, nonché Michael J. Fox, all’epoca star della sit-com televisiva Family Ties, e il mad scientist Emmet Doc Brown, nonché Christopher Lloyd, si trovano a dover risolvere diverse complicazioni per evitare che si verifichino pericolosi paradossi temporali: il mancato congiungimento dei genitori, la morte del padre e la morte dello stesso Doc. In un contesto mixato tra fantasy e commedia, la domanda che sorge spontanea è: come sarebbe il mondo se si potesse cambiare il passato per modificare il presente? Una possibile riflessione sugli errori umani e le rispettive drammatiche conseguenze.
Nel 1994 un ragazzino di nome Forrest Gump entra far parte del nostro sociale quotidiano con il leitmotiv “Corri Forrest, corri!”, corre da giocatore di football nella squadra universitaria dell’Alabama, corre continuamente avanti e indietro per salvare i suoi commilitoni in Vietnam, corre per cinque anni in giro per gli Stati Uniti, fino a che “Sarà piuttosto stanco” e deciderà di tornare a casa. Tom Hanks seduto su una panchina alla fermata dell’autobus racconta la sua storia, il viaggio della sua vita, dall’incontro con Elvis a quello con JFK. Il film instaura un parallelo tra la storia di Forrest e la Storia degli Stati Uniti, l’attività del narrare diviene materia stessa del film, il narratore è protagonista non soltanto della propria storia, ma anche della Storia.
Polar Express è un film d’animazione girato in 3D con attori in carne ed ossa, tecnicamente è live-action in un computer- animated movie, adopera, cioè, una specifica tecnica filmografica chiamata performance capture, che è in grado di garantire i movimenti e le espressioni naturali alle diverse caratterizzazioni umane. È una produzione Warner Brothers che costa 150 milioni di dollari, il cui soggetto è tratto dall’omonimo libro ad opera di Chris Van Allsburg: Hero Boy sogna di compiere un viaggio al Polo Nord la Vigilia di Natale su un treno magico chiamato Polar Express, per verificare la reale esistenza di Babbo Natale andandolo a trovare nel suo luogo di residenza naturale e ricevere un regalo speciale. Altro giro, altra corsa, altro viaggio Zemeckisiano nel Luna Park del Natale (così ce lo illustra), sovraccarico di effetti speciali, di sali e scendi sulle rotaie, nella più classica tradizione dei rollercoaster.
Chuck, il naufrago di Cast Away si ritrova a passare quattro anni della sua esistenza su una lingua di terra sperduta in mezzo all’oceano, fa di un pallone da basket Wilson il suo amico più fidato, tanto che, quando cadrà dalla zattera costruita per la fuga si vedranno minuti struggenti sullo schermo, come se ad annegare fosse una persona reale. Viene considerato un film tripartito una sezione iniziale racconta il lavoro di Chuck prima del naufragio, in cui segue la parte centrale ambientata sull’isola deserta, e infine una conclusione allargata, dove la narrazione si concentra sul ritorno a casa del protagonista; ritorna il tema dell’incidente aereo, alla Vigila di Natale in cui accade l’imponderabile, un uomo del nuovo millennio si ritrova a fare i conti con l’imprevedibilità della natura, da homo- apple a homo-erectus, che lotta per la propria conservazione, caccia e pesca: insomma una prova di sopravvivenza, un viaggio nell’evoluzione umana.
La domanda “Ma tu chi sei?” posta dal figlio di Denzel al padre in conclusione al film Flight racchiude il significato intrinseco dell’intera pellicola, o forse di gran parte della filmografia dell’autore: un lavoro introspettivo sulla psicologia dei personaggi, come Denzel, che nel corso della storia si redime, paga per le sue colpe e diventa un uomo nuovo.

Annunci
Pubblicato in Esercitazioni, Saggio breve | Contrassegnato | Lascia un commento

Saggio critico: Il principe con il cubo di Rubik – Fiaba e spunti postmoderni nella cinematografia di Spielberg

Nella cameretta-cineteca di Dawson Leery, dal mood tanto acquerello quanto citazionista, in piena linea anni ’90, colpisce la dedizione del quindicenne per Spielberg. Analizzando il personaggio non è difficile tracciare un sostrato di compatibilità tra questo giovane nerd-cinefilo e la sua cinematografia di riferimento: fin dalle prime puntate della serie ci troviamo davanti alla sua visione del mondo per archetipi, alla sua fiducia in determinati “giudizi sintetici a priori” che sono evidenti punti di contatto con l’immaginario spielberghiano, ma soprattutto all’Incanto. Dopo un’infanzia e preadolescenza passata al cinema o davanti a VHS di E.T. o Jurassic Park, Dawson ragiona per categorie e si è già formato una concezione della vita suddivisa nello schema di un arco di sceneggiatura, in cui ognuno ha un ruolo (dal deuteragonista-Pacey alla donna angelo-Jen, fino al vero amore concreto e materiale-Joey). La struttura dei film di Spielberg si incastra in Dawson’s Creek con un occhio sul mondo che è tanto classico quanto postmoderno.
Nella sua estesa filmografia Spielberg ci regala un impasto ordinato e pulito di fiaba e citazioni: per questo si possono definire i suoi eroi dei prìncipi postmoderni. Disney è più che un’evocazione, e non solo per i personaggi (Hook, A.I., War Horse) ma anche per la linearità della trama, di quelle che si definiscono nei cicli del prime time di Canale 5 “Grandi storie”. I mai anti e sempre eroi di Spielberg sono prìncipi globalizzati e immersi nel bagno dei rimandi inevitabili per il cinema dagli anni ’70 in poi (ricordiamo La rosa purpurea del Cairo o Provaci ancora Sam in cui Woody Allen interloquiva con personaggi di Casablanca, i quali ormai facevano parte di un immaginario consolidato tanto per il regista quanto per il pubblico).
Postmoderno è un concetto sedimentato: Lyotard lo definisce fine della verità (e della narrazione) assoluta e battesimo quasi istituzionale del relativismo. Eco si concentra sul labirinto come un reticolo nevralgico di collegamenti e come un’intertestualità ormai ingestibile. Jullier e con lui una buona parte dei teorici di cinema identificano Guerre stellari di George Lucas come il capostipite della postmodernità, per l’uso del sistema Dolby, e di una serie di scelte formali (zoom, carrelli, fotografia) che spingono l’acceleratore sulle sensazioni: questo punto di partenza presenta delle forti analogie con A.I. e Minority Report. Altri studiosi pongono l’enfasi sul lato divertente e giocoso dell’epoca postmoderna: si ridisegnano i predecessori, ma mai seriamente, come prendendo in giro la propria stessa dedizione a un autore: Spielberg imbastisce una versione deluxe del pastiche negli Indiana Jones attingendo da King Kong, dalle leggende sul Sacro Graal, dalle storie di magia. Il postmoderno, sostiene invece Ghezzi, dovrebbe essere simile ad una sorta di piccolissima o gigantesca virgoletta invisibile, per cui il postmoderno è infine lo sguardo, uno sguardo di malinconia infinita, che è quello probabilmente inventato, inventato nel senso di trovato, trovato come in un cassonetto della spazzatura da cui esce una macchina, una macchina fotografica particolare, trovato dai Lumière, quello per cui è, questo sguardo, non più nostro per sempre, non più finto e nostro come in tutte le tecniche artistiche individuali o più collettive fino ad allora, fino a oggi praticate, inventate, sognate, dai graffiti nelle caverne che oggi ci appaiono di nessuno. Questo tipo di visione aderisce perfettamente al mood postclassico spielberghiano, così come combaciano i temi del sogno e soprattutto dell’onnipresente patina di rimpianto per l’epoca d’oro dell’infanzia in cui tutto non solo sembrava, ma era possibile. Il futurismo e l’impianto di complessiva postmodernità sorreggono storie strong, con la ripartizione dei personaggi che è attribuita alle fiabe; c’è un principe che si è spogliato dei gesti convenzionali per esplorare nuovi linguaggi e nuove “caverne” narrative (Elliott, Jamie Graham, Peter Banning, Albert Narracott); c’è l’antagonista (il camion di Duel, lo squalo, Capitan Uncino, la guerra stessa in War Horse) che spesso rimanda a universi paurosi e oscuri; non mancano gli elementi magici o soprannaturali (la Fata Turchina) che spesso diventano una cosa sola o quasi con il protagonista (E.T.), contro il protagonista (i dinosauri di Jurassic Park) o protagonista stesso (David di A.I.). Anche lo scenario è codificato come lo sfondo di una fiaba: cieli stellati, una luna-già manifesto per l’immaginario (in E.T.), grotte antiche, praterie. La possibilità di vedere per credere, vedere per volare, e la preminenza dell’immagine su tutto sono un’ulteriore impatto post-disneyano. Allo stesso tempo però è ovvio che non ci si trova davanti a una fiaba classica: Spielberg, come se avesse in mano un cubo di Rubik, rimescola i tasselli: ne Lo squalo osa contravvenire alla regola di Hollywood di non uccidere i bambini (come sottolinea Clelia Cohen ne I cahiers du cinéma), e fa poi lo stesso con il suo melanconico Pinocchio. In questo modo è come si collocasse tra il non più e il non ancora. I prìncipi di Spielberg non sono tipi fissi, ma si sottopongono a un forte processo di formazione che ha lo scopo di ribaltare, grazie alla grande avventura che vivono, la loro abituale visione del mondo.
In sintesi la fiaba diventa postmoderna in Spielberg perché guarda al futuro (come fa ad esempio scegliendo il romanzo di Philip Dick), perché indaga la Storia (Lincoln, Munich, Schindler’s List), perché non scuote ma rivoluziona le coscienze, perché il principe non entra in scena per salvare la principessa ma scopre mondi, e poi è fragile, insicuro, probabilmente avrebbe bisogno dello psicoanalista.
E’ l’equilibrio di Spielberg nel dosare mitologia e labirinto post-mediale però, come se il cubo di Rubik fosse parzialmente risolto, a realizzare l’Incanto che coinvolgeva tanto Dawson: in primo piano c’è sempre la storia e un principe che affronta un viaggio ma rimane sempre un eroe positivo; poi la visione epica di un cinefilo, la potenza della fantasia, gli effetti di un’empatia travolgente e a volte inaspettata (come con il cavallo di War Horse) e codificata con regole classiche; ma soprattutto rimane un cinema che, da un modo di vedere la vita, diventa vita stessa.

Pubblicato in Esercitazioni, Saggio breve | Lascia un commento

L’evoluzione del cinema targato Burton

Tim Burton è e sarà per sempre uno dei registi più validi, eccentrici e innovativi del cinema mondiale, negli anni è stato attore, produttore, animatore, sceneggiatore, creatore di cortometraggi, spot pubblicitari, videoclip musicali e senza dimenticarci regista.
Analizzando Tim Burton regista si può incominciare da un film che oggi giorno è riconosciuto come film cult, cioè “Pee Wee Big Adventure”, film risalente al lontano ormai 1985, questo film è stato un successo sia per la critica che per il botteghino, all’epoca Tim Burton non aveva di certo la caratura del nome dalla sua, cosa che ora invece al solo suono, alla sola citazione “Tim Burton” tutto è oro, addirittura è stato sfornato tipo biscotto il concetto “Burtoniano”, concetto a mio avviso abusato per ogni qualsivoglia di diverso dal normale.
Il cast era composto da attori e attrici che non avevano tutta questa fama, molti erano sconosciuti però nonostante tutto il film fu molto apprezzato.
Ritornando ai film creati dalla sua mente di larghe vedute, Pee Wee è stato solo l’inizio, perchè tre anni dopo è uscito il secondo cult-movie “BeetleJuice-Spiritello Porcello”, film che iniziava a calcare il suo stile, perchè nonostante fosse una commedia si avvertiva uno scenario surreale grazie anche all’introduzione di fantasmi e mostri che riportavano ad un orizzonte tipicamente Horror.
Il cast ha iniziato a prendere spessore inserendo Alec Baldwin, Micheal Keaton(Douglas) & Winona Ryder, all’epoca loro erano emergenti, ma vedendo la la loro carriera com’è stata oggi giorno si può capire la validità della scelta.
Nell’1989 si arrivò a Batman con un cast di livello come Jack Nickolson nel ruolo di Joker, Kim Basinger nelle vesti di Vicki Vale e ritroviamo Micheal Keaton nel ruolo di Batman/Bruce Wayne.
Molte furono le polemiche riguardo la scelta di affidare il personaggio di Batman a Keaton, perchè veniva ricordato all’epoca per commedie basilari, quindi c’era il timore di stravolgere e rovinare il Batman targato DC comics, così molte furono le lettere di protesta, anche perchè per questa parte furono considerati attori come Harrison Ford, Bill Murray, Kevin Costner & Mel Gibson su tutti, alla fine Burton prese di petto la situazione e prese i suoi rischi e visto che questo film secondo la rivista Empire è tra i cinquecento film più Grandi di sempre la scelta fu azzeccata.
Dopo Questo enorme successo arrivò “Edward mani di forbice”, un film che segna l’inizio della collaborazione con Johnny Depp, questo film da inizio anche ai suoi personaggi sempre più gothic, pallidi ed emarginati.
Dentro a questo film compare nel ruolo dell’inventore Vincent Price, che è l’attore preferito di Tim sin dai primi anni di età.
Nel 1992 ci fu “Batman – il ritorno”, sequel che poteva anche non esistere(nonostante fosse scontato dopo il successo del primo) in base alle sue dichiarazioni, il successo fu addirittura superiore al primo, infatti l’Empire ha messo anche questo nella classifica dei capolavori.
“Ed Wood” è la dimostrazione di un ottimo lavoro creato su un soggetto tutt’altro che bravo, infatti narra la vita e le opere di Edward D. Wood Jr. definito dopo la sua morte il peggior regista di tutti i tempi (La notte degli spettri, Necromania ecc..).
“Mars Attack” è forse uno dei più conosciuti e ricordati non solo per un cast dai livelli altissimi(M.J. Fox, Jack Black, Danny DeVito, Tom Jones su tutti) ma anche per il tono macabro-fantascientifico unito al black humor e agli alieni dalle forme leggermente strane.
Pensare che a “il Mistero di Sleepy Hallow” sono passati quattordici anni fa abbastanza effetto, perchè un film di tale spettacolarità rimane molto impresso nella mente; pensare alle tecnologie grafiche che si usano oggi giorno e pensare alla suggestività della scenografia ottenuta in questa pellicola porta a trarre conclusioni forti sul fatto che la grafica ha avuto uno sviluppo inverosimile negli ultimi anni.
“Il pianeta delle scimmie”, remake della omonima pellicola del 1968 e tratto dal romanzo, fu stroncato e ridicolizzato, questo film ricevette molte critiche negative dovute per lo più alla diversità del finale tra questa pellicola e quella dell’68.
Dopo questo crack Burton girò un capolavoro, “Big Fish-Le storie di una vita incredibile”, film tratto dal romanzo di D.Wallace, film surrealistico commovente, che porta le storie di una vita messe in un ambito irreale solo per far si che siano più suggestive agli occhi della gente.
La modalità della scelta per il cast ha subito numerosi colpi di scena, tra le quali è doveroso citare Alison Lohman scelta nell’arco di due minuti.
Nel 2005 arriva “La fabbrica di cioccolato” tratto dal romando di Roald Dahl, precedentemente era stata fatta un’altra versione alla quale però non si è ispirato.
Willy Wonka ha segnato la mia generazione(prima con il libro(scritto però nel 1964) e poi con il film), quindi nonostante non sia la sua più grande opera la posso(almeno personalmente) ritenere una della sue opere più importanti.
“La sposa cadavere” è il secondo lungometraggio realizzato con la tecnica dell’animazione stop motion, prima è stato prodotto l’immancabile(nei ricordi) “Nightmare Before Christmas”(Jack&Sally, This is Halloween, tanto per farvelo riaffiorare nei ricordi se vi era sfuggito).
La sposa cadavere traccia pesantemente il pallidume gothico che Tim Burton spesso ricrea anche nei film.
il 2007 porta con se “Sweeney Todd – il diabolico barbiere di Fleet Street” il primo musical firmato Burton(anche questo è stato premiato nella categoria miglior musical/commedia).
Nuova collaborazione con J.Depp & la sua dolce metà(nella vita reale Tim Burton è il suo compagno) Helena Bonham Carter, un musical truce ma allora stesso tempo bello, intenso e leggermente splatter.
Dopo Sweeney nel 2010 è arrivato nelle sale “Alice in Wonderland”, questo film ha fatto si che fans di tutte le età potessero osannare Burton(a mio parere questo film lo ha fatto conoscere anche a chi il suo genere non piaceva), questo film “Customizzato” ha dettato legge nei cinema ed è ancora nelle alte gerarchie dei film con maggiore successo nel mondo.
Arrivando al vicinissimo 2012 sono usciti “Dark Shadows” & ” Frankenweenie”, il primo è un film basato sulla soap opera Dark Shadows, segna l’ennesima collaborazione non solo con Depp ma anche con il compositore Danny Elfman(collaborazione che ormai dura da Pee Wee, da allora hanno saltato solo un paio di film), il film è molto piacevole e ben recitato, anche se ormai la firma Burton unita alla firma Depp porta già lo sbrilluccichio negli occhi dei fans.
frank invece è un adattamento al cortometraggio realizzato da Burton nel lontano 1984, realizzato in stop motion e lasciato in bianco & nero porta al cinema con il 3D il corto che veniva messo al cinema prima di Nightmare Before Christmas, quindi nelle sale c’è stata la curiosità delle new generation e il ritorno ai meandri sperduti della giovinezza o dell’infanzia per le old generation!
I film sono stati dei più vari come si può ben notare, ma perchè c’è sempre più quell’atteggiamento da “persona sola isolata dal mondo” nei suoi personaggi?
Beh è molto semplice, Burton tira fuori il “recluso” che c’è in lui, infatti l’infanzia l’ha passata tra il disegno e la visione dei film quindi non di certo un’infanzia ricca di adrenalina.
Probabilmente questo fattore dei personaggi ha portato i classici film che potevano essere realizzati a film di grande spessore e personalità, infatti come ho inizialmente citato hanno coniato il termine Burtoniano per indicare questo stile che poi oggi giorno iniziano ad utilizzare anche altri registi(a che livelli?diciamo solo vari.).
Burton come la maggiorparte dei registi nei suoi film cita a sua volta altri film, libri, registi (ecc..) non con forza come fanno altri(certi in grande stile (Tarantino) e altri no.) però spesso è stato Burton & i suoi film ad essere citato o ricordato in altri film e spesso nelle serie tv.
Tim Burton è in poche parole il diverso del cinema, è un volto innovativo che riesce a stare tra i classici, è uno dei pochi che riesce a mettere in risalto i reietti in buona luce, è Tim Burton.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Saggio Critico: Wes Anderson

Se esiste un autore del panorama cinematografico americano(e non solo) il cui stile è immediatamente riconoscibile, quello è Wes Anderson.

Fin dal suo lungometraggio d’esordio, Un colpo da dilettanti, il regista americano ha dimostrato una trattazione dei suoi personaggi inusuale e particolarissima, unita a un tocco formale unico nel suo genere.

In Un colpo da dilettanti, i due protagonisti sono adulti solo per età anagrafica, non hanno raggiunto la maturità, agiscono come bambini, e ne subiranno le conseguenze. Questo aspetto dell’età adulta tornerà sempre nel cinema Andersoniano, accompagnato da una ricerca di un punto di riferimento, il più delle volte paterno, che è quasi sempre assente, o se ritorna non farà altro che peggiorare la situazione.

In Rushmore, suo secondo film, questa tematica viene in parte rovesciata. Qui il protagonista, è un liceale che si comporta da adulto, e gli adulti, quelli veri, che dovrebbero essere guide per i ragazzi, si comportano come o peggio dei loro figli.

Ma se nei primi due film, cioè Un colpo da dilettanti e Rushmore,commedie si, ma con un sapore amaro, questo aspetto della poetica di Wes Anderson è ancora sottotraccia, verrà fuori in maniera prepotente nel 2001, con I Tenenbaum, film che inaugura anche l’originale stile visivo del regista.

Prima si diceva che i film di Wes Anderson, sono subito riconoscibili. Infatti i colori caldi, il gusto pittorico per l’inquadratura. e la malinconia di fondo nelle sue trame, sono diventati a partire da I Tenenbaum, marchio di fabbrica imprescindibile per il regista.

Disfunzioni familiari al centro del film, dove Royal Tenenbaum dopo aver lasciato moglie e tre figli, torna, fingendosi malato, per provare a ricongiungersi con i parenti. I tre figli, tutti con un talento andato sprecato, sono come i protagonisti delle pellicole precedenti, iniziati all’età adulta in maniera drastica, senza il punto di riferimento di cui tutti hanno bisogno. Una figura paterna, che di contro, ha perso il suo ruolo sociale, e che ha bisogno più che mai di trovare un conforto. Il rovescio della medaglia, i figli proteggono il padre. Storia divertente e triste allo stesso tempo, come tutti i film Andersoniani, i suoi personaggi non sono mai del tutto cattivi, ma nemmeno totalmente buoni, Personaggi che si muovono in un contesto spaziale che Anderson crea dal nulla, un mondo dai colori accesissimi e favolistici, che richiamano a una spensierata felicità, in perfetto contrasto con l’atmosfera delle sue pellicole, sempre in perfetto equilibrio tra risata e lacrima, magia e poesia struggente.

Di padri si parla anche in Le avventure acquatiche di Steve Zissou, dove seguiamo le vicende di questo simpatico oceanografo, che un giorno, scopre di avere un figlio ormai trentenne, e si ritrova suo malgrado a fare il bilancio della propria vita. L’inabilità di prendersi le proprie responsabilità dell’ingombrante elemento genitoriale che anche da morto,come ne il treno per il Darjeeling è un ombra oppressiva per i tre fratelli protagonisti, persi, e alla ricerca della madre, anche lei sfuggevole ai doveri, non preoccupata alle problematiche dei figli, che saranno costretti come solito a maturare e a ripartire per conto loro.

Abbandonato il terreno del cinema live action, Wes Anderson rimane se stesso come genialità visiva e brillantezza del racconto. Sempre di padri e figli tratta Wes Anderson, in Fantastic Mr.Fox(suo primo film d’animazione, tratto da un racconto di Dahl) stavolta però sono animali antropomorfi, per inciso delle volpi. Mr. Fox, abile ex ladro di polli, promette alla moglie, incinta di cercarsi un lavoro più tranquillo. In questo film, Anderson sembra riabilitare la figura paterna, ora pronta a essere capo famiglia, se non che la vita è un’avventura, è il Signor Fox torna al suo passato da bandito, dimenticandosi il figlio che vive la sofferenza di non essere abile come papà.
Ancora padri irresponsabili contro figli irrequieti,che otterranno il consenso genitoriale solo emulando le poco convenzionali gesta del padre, ma anche un invito a vivere la vita, e al ribellarsi contro il conformismo sociale, altro interessante aspetto che attraversa tutta la filmografia del regista, la ribellione vista come toccasana a un mondo ingessato popolati da personaggi ingessati, dare voce al proprio essere, anche alle proprie stranezze. simbolico di questo, il pugno chiuso che Mr.Fox rivolge a un lupo verso la fine del film.

Ribellione,fuga, ciò che fanno i due giovani protagonisti di Moonrise Kingdom, ultimo film in ordine di tempo di Wes Anderson, scelto come apertura al Festival di Cannes dell’anno scorso.

Dal pugno chiuso di Mr.Fox, alla rivoluzione di due ragazzini innamorati che scappano insieme svegliando dal torpore una comunità piena di gente adulta, e ancora una volta non pronta a capire le problematiche dei loro figli, costretti ad abbandonare le loro case; lui perché orfano e malvoluto da i genitori adottivi, lei, frustrata da tre fratellini e da genitori poco attenti. Se nei film precedenti, i figlio o per meglio dire i più giovani, erano costantemente passivi e solo verso la fine trovano un mezzo riscatto alle proprie esistenze, qui passano all’essere totalmente attivi, rispondono alla mancanza di una famiglia, fuggono perché si amano, da un luogo in cui gli viene impedito, grandi nel corpo di bambini, bambini nel corpo di grandi; Stavolta però Wes Anderson sembra più indulgente rispetto a prima, concede una seconda possibilità alla sua comunità di adulti, che necessitano solamente di quell’amore per la vita, che un po’ per tristezza un po’ per malinconia sembravano aver perso.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Recensioni dettate dal pregiudizio/Film in uscita il 31/01/13

The Impossible: Naomi Watts & Ewan McGregor sono molto bravi e molto versatili e anche questa volta l’hanno dimostrato con una recitazione intensa, realistica e drammatica.
“The Impossible”, tratto da una storia vera è una sfida tra il reale e il cinema in se perchè tratta di una tragedia avvenuta in Thailandia, più precisamente parla dello tsunami che il 26 dicembre 2004 ha mietuto migliaia di vittime!
Questo film ha come protagonisti la famiglia Belon che pensando di passare un natale diverso dal solito scelgono come destinazione la soleggiata Thailandia, terra lontana da loro ma fortemente desiderata per questa vacanza in famiglia, così dopo aver passato un bellissimo natale tra sorrisi e risate vengono catapultati in ben altra situazione, trovandosi nel bel mezzo di una catastrofe naturale.
Questo potrebbe essere uno dei film più toccanti dell’anno, regia di Juan Antonio Bayona, famoso soprattutto per la collaborazione in fase di co-produttozione con Guillermo del Toro in “The Orphanage”, quindi questa pellicola potrebbe essere la conferma del suo talento.

Looper: Nuovo Film d’azione dal cast pressochè pesante, Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Emily Blunt. . .Che dire d’altro? Beh la trama in un primo momento ricorda senza ragionarci su a “Terminator”, però poi guardando bene la trama il film è parecchio diverso.
Tanta azione, Parecchie lotte, inseguimenti, sangue, in poche parole le solite storie del giorno d’oggi, che puoi rigirare in mille modi ma che alla fine troverai sempre e comunque in un cinema, il successo è quasi garantito, si sa che al pubblico piacciano queste storie, speriamo che non sia solo fumo ma anche tanto arrosto!

Captive: Regia di Brillante Mendoza, una protagonista dalla grande esperienza recitativa come Isabelle Huppert e poi una storia vera.
Filippine, venti ostaggi, oltre sette mesi di prigionia, una storia vera raccontata nel dettaglio, un film che meriterebbe, però non prospetto la visione del grande pubblico per due motivi, il primo è molto semplice, cioè la concorrenza di “The Impossible” nello stesso periodo e come secondo invece la mancanza di un cast fenomenale come ormai vuole il grande pubblico.
Spero comunque in un mio errore di valutazione, perchè il film sembra meritare più attenzione di quella che ha tutt’ora.

The Last Stand: Mettete un regista sud-coreano, l’ex governatore della California, un’organizzazione criminale e il confine messicano, shackerate bene e otterrete questa pellicola!
Rincorse & pallottole, il ritorno da protagonista di Arnold Schwarzenegger, sarà solo una buffonata o sarà veramente il grande ritorno? Una domanda sporge spontanea, ma non è troppo vecchio per queste cose? Nel film lo dice lui stesso, quindi speriamo che nonostante la vecchiaia riesca ancora a menare e sparare da duro come suo solito!
Speriamo che il nome Schwarzenegger non sia il punto più alto del film, ma sia solo un inizio per un film bello e in grande stile, perchè se c’è solo il nome a questo punto è arrivato definitivamente il suo capolinea.

Les Misérables: Uno dei musical più famosi e ben visti del mondo, tradotto in ventuno lingue e visto da milioni e milioni di persone, quest’anno uscirà sotto la regia di Tom Hooper(Il discorso del re) e ditemi poco!
Il cast è a dir poco stratosferico composto principalmente da Hugh Jackman, Anne Hathaway, Amanda Seyfried, Helena Bonham Carter, Sacha Baron Cohen & Russell Crowe.
Su questo film trovo ben poco da dire perchè il successo è a dir poco assicurato e speriamo però che la traduzione dei testi sia ben fatta, perchè da quello che ho visto e sentito è cosa buona ascoltarlo in inglese per non perdere l’essenza del capolavoro.

Il Figlio Dell’Altra: Cosa fareste se mentre vostro figlio è al militare scoprite che lui non è veramente vostro figlio? Cosa fareste se scopriste che appena lui è nato le culle sono state scambiate? Domande che questo film vi pone e vi risolve.
Storia forte accompagnata da una azzeccata colonna musicale, che possa diventare la migliore pellicola francese di quest’anno?

Pubblicato in Esercitazioni, La recensione preventiva | Lascia un commento

Recensioni preventive

Looper

Film acclamatissimo e quindi molto atteso dagli appassionati soprattutto del genere fantascientifico, Looper di Ryan Johnson, si porta dietro la pesante nomea di “il nuovo Matrix”.
Punto primo, con Matrix(il primo, non gli orridi sequel) non ha niente a che fare,poi che questo sia cosa buona o meno non sta a me dirlo. Punto secondo, Looper non è così interessante. Diciamo che su 110 minuti di durata, il film è interessante per il primo quarto d’ora, che è quel lasso di tempo in cui la bella voce fuori campo di Joseph Gordon Levitt ti racconta tutto quello che c’è da sapere sula storia, ma proprio tutto! Chi sono i Looper, che cosa fanno, perché lo fanno, chi è lui, cosa farà lui, insomma ci fa da cantastorie, bello! Grazie Joseph, ma per la restante ora e mezza? Che faccio io povero spettatore in cerca di sorprese? Nulla, avendomi tolto il gusto per la visione, e per quello che avverrà dopo, che francamente non è molto. Occasione sprecata, poteva essere un gioiellino dello sci-fi, rimane un film consuma e dimentica.

Les Miserables

Premessa molto brutta: io detesto il discorso del re, detesto Hooper che ha fregato l’oscar all’amato Fincher nel 2010, e non sono mai impazzito per il romanzo di Hugo. Come pensate la mia povera mente recepirà l’uscita di una nuova,L’ENNESIMA trasposizione di Les Miserables? Non bene ineffetti. Che poi per essere pignoli il film è tratto dal musical che a sua volta è tratto dal romanzo, ma andiamo avanti. Io di motivi sensati per vedere les miserables non ne trovo molti, consideriamo che Hooper non è un regista vero e proprio, è più un coordinatore teatrale(e voi direte, e ma anche a teatro c’è la regia, si certo, ma io parlo di cinema). Poi dimenticavo; è un musical, quindi gente che canta, che sicuramente canterà da Dio, (la I Dreamed A dream della Hathaway è già sul mio i-Pod), reciteranno pure meglio, ma che palle! Perché dovrei rivedere una storia che già conosco,che hanno rifatto tutti,diretta da un regista che mi sta sui cosiddetti? Si, potrei chiedere all’assistente di sala quando inizia la parte cantata della Hathaway e poi uscire quando ha finito,ci devo pensare. Nostalgici di musical fatevi avanti.

The last Stand

A proposito di nostalgici, Scwarzy dopo l’esperienza politica torna sul grande schermo. Papà,Papà, lo sai che Arnold torna al cinema? Ah bello,magari ci andiamo eh Riccardo? No,magari vacci tu da solo,Papà. Criminale spacciatore scappa verso il Messico, Scwarzy e altri lo vogliono fermare,e probabilmente ce la fanno pure. Un conto è divertirci e divertirsi come l’amico Sly che fa un operazione efficace alla Mercenari,che ha un suo perché, ma prendersi sul serio,provando a rilanciarsi come action hero no dai,Scwarzy, mi basta già Il Tom di Jack Reacher. Spazio ai Giovani!!!

The Impossible

Di solito quando gli europei si mettono a fare film dalle connotazioni hollywoodiane, sono quasi sempre film meritevoli; the impossibile conferma la teoria. Juan Antonio Bayona già autore del buon Orphanage, gira molto bene questo dramma (ispirato a una storia vera)ambientato durante gli avvenimenti dello Tsunami del 2004. Prendete una storia che ha delle oggettive potenzialità drammatiche, affidatrvi a un ottimo cast, e come dicevo, chiamate uno spagnolo a dirigere,(Perché si sa noi europei siamo più sensibili degli yankee) a parte questa battuta triste, the impossibile è molto bello, emozionante senza essere retorico.

Pubblicato in Esercitazioni, La recensione preventiva, Uncategorized | Lascia un commento

Recensioni preventive

Looper
Un film completo, con una patina sci-fi ma un corpo drammatico, racconta la storia di un Looper, che si trova a dover uccidere il se stesso del futuro; Bruce Willis e Gordon-Levitt sono i protagonisti, rispettivamente nel futuro e nel passato. “I Gangster usano i viaggi temporali per uccidere la gente; spediscono la loro vittima nel passato, dove c’è un sicario –in gergo chiamato looper- che lavora per loro e uccide le vittime designate, liberandosi quindi dei loro corpi”, chi meglio di Gordon-Levitt poteva spiegare la trama in modo più semplice? Rian Johnson esegue un perfetto connubio tra Ritorno al futuro e Terminator, seguendo la via della semplicità.

The Impossible
Juan Antonio Bayona dirige questa pellicola catastrofica, ma non si limita a rappresentare il disastro naturale, infatti, come il titolo suggerisce, parla delle cose che la mente umana non può afferrare, non ci sono eroi, solo emozioni, merito di interpretazioni molto umane. Naomi Watts e Ewan McGregor interpretano marito e moglie, genitori di tre figli, che, travolti dagli avvenimenti thailandesi del ventisei dicembre, si separano e infine si ritrovano.
Ebbene si, sappiamo già che si ritrovano…

Les Misérables
Adattamento cinematografico del romanzo di Victor Hugo “Les Misérables”, nella Parigi rivoluzionaria del 1839, l’ispettore Javert è sulle tracce di Jean Valijean, ex galeotto che negli anni si è rifatto una vita assumendo una nuova identità e diventando il tutore di Cosette. La giovane si innamora di Marius, studente rivoluzionario che combatte sulle barricate. In un musical non in playback, il regista, Tom Hooper, dopo il successo de Il discorso del Re, mette insieme un cast d’eccezione; si dice che il casting sia stato una vera e propria battaglia, perchè tutti gli esponenti della Hollywood “giovane” volevano partecipare alla realizzazione del film, riconoscendo in quest’opera il propulsore che li ha spinti a recitare.

Captive
Nel 2001 quindici residenti in un’isola dell’arcipelago filippino, Palawan, vengono rapiti da un gruppo di terroristi, intenzionati a ricattare le nazioni di appartenenza e il governo filippino. Il regista, Brillante Mendoza, opta per una versione realistica degli avvenimenti , infatti condanna sia i malviventi che la rigidità delle istituzioni che sembrano dimenticarsi di quegli ostaggi che si confrontano con la natura selvaggia, si cibano con quello che trovano e si medicano con erbe masticate per più di un anno.

Pubblicato in Esercitazioni, La recensione preventiva | Lascia un commento